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Luca 11,9-13

Wednesday 05 August 2020by  This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it. Hits : 59

Il Signore Gesù aggiunse: «Ebbene, io vi dico: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto. Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà una serpe al posto del pesce? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!».

Trascrivo il commento di Rosanna Virgili.

Per essere più incisivo nell'insegnare ad insistere, Gesù utilizza una tecnica formale: insiste a ripetere di insistere! Tre verbi, tre sinonimi per spingere a pregare senza demordere mai: chiedete/cercate/bussate; riceverete/troverete/vi sarà aperto. Probabilmente consapevole che i suoi discepoli non fossero troppo tenaci nella preghiera e anche del fatto che la risposta di Dio non venga mai come schiacciando un bottone, Gesù trova più verbi per persuadere a pregare e a credere che in ciò stia il segreto dell'essere esauditi. In questo modo il Maestro rivela la forza che ha l'uomo di fronte a Dio.

La preghiera è la vera grande risorsa che ha la persona umana e la comunità cristiana. Essa è il segno e il compito della fede. Essa è la fede che diventa vita. I tre verbi descrivono una condizione di bisogno: chiede chi non ha; cerca chi è solo; bussa chi è senza un tetto. La stessa condizione è quella di chi prega e insistere nel farlo è segno di consapevolezza del bisogno. Pertanto il Padre non risponderà per mostrare i suoi super-poteri, ma solo per un cedimento d'amore. L'esempio è ancora a minori ad maius, questa volta il rapporto tra un padre e un figlio. Le cose che il figlio chiede non sono beni marginali, ma cibi sani ed essenziali: un pane, un pesce, un uovo. Quanto potesse costituire, anche simbolicamente, la base alimentare della società e dell'economia palestinese del tempo di Gesù. Sappiamo che quelle popolazioni fossero dedite alla pesca e soprattutto, all'agricoltura, attività da cui si ricavava, appunto, pesce, cereali e uova. Queste produzioni descrivevano la Palestina come una regione ricca, come la terra promessa. Certamente il padre di quei figli non darà loro pietre, scorpioni, serpenti. Elementi mortiferi e simbolici del cammino esodico nel deserto (scorpioni e serpenti), oppure di cose impossibili da mangiare, come le pietre (cf la tentazione del diavolo: «Di' a questa pietra che diventi pane» Lc 4,3). Uscendo dalla metafora, leggiamo il messaggio che Gesù dà su quel Padre cui occorre rivolgere una preghiera instancabile: egli darà il dono della vita e del nutrimento nella terra promessa, e non, piuttosto, ancora esilio e deserto, fame e morte.

I due esempi - dell'amico e del padre - Gesù li mette in gioco su un unico tema: quello del pane, del cibo, del nutrimento essenziale per la vita. Quell'elemento che abbiamo visto al centro del Padre nostro. Cibo vitale che per il discepolo, dopo la Pentecoste, equivale al dono dello Spirito: il latore del dono che il Padre ha fatto alla sua Chiesa per mezzo del mistero d'amore di Cristo (cf At 1,14; 2,1-4; 4,31; 13,2-3).

Aggiungo la notizia per la ricorrenza liturgica di oggi: la dedicazione della Basilica di santa Maria Maggiore di Roma, ricorrenza chiamata anche Madonna della Neve.

Nel IV secolo, quando la Chiesa era imbevuta di eresia ariana, la Madonna fece sentire la sua presenza a Roma. Il Vicario di Cristo era in quel tempo Liberio, il Papa che cedette agli errori di Ario, come la maggioranza dei vescovi di allora. Soltanto alcuni vescovi, puniti con scomuniche ed esili, resistettero: sant'Atanasio, sant'Eusebio di Vercelli, san Lucifero di Cagliari, san Dionigi di Milano, sant'Ilario di Poitiers. Nella V Appendice del suo Ariani del IV secolo, così scrive Newman, riprendendo ciò che registrò san Gregorio Nazianzeno in riferimento all'A.D. 360: «I pastori hanno certamente fatto cose folli; poiché, a parte pochi, i quali o per la loro insignificanza furono ignorati, o per la loro virtù resistettero e furono lasciati come un seme e una radice per la rifioritura e rinascita di Israele sotto l'influenza dello Spirito Santo, tutti cedettero al compromesso, con la sola differenza che alcuni cedettero subito e altri dopo; alcuni furono campioni e guide nell'empietà e altri si aggregarono a battaglia già iniziata, succubi della paura, dell'interesse, delle lusinghe o – ciò che è più scusabile – dell'ignoranza» (Orat. XXI.24).

Ebbene, la Madonna, Madre della Chiesa, vigilava allora, come vigila oggi sui Pastori. La Tradizione racconta che a quel tempo, quando a Roma non esistevano ancora chiese o basiliche sontuose, Maria Santissima si presentò in sogno ad un patrizio romano di nome Giovanni: era la notte del 4 agosto 352. La Vergine gli chiese di costruire una grande chiesa nel luogo dove la mattina seguente avrebbe nevicato. L'indomani il patrizio si recò da Liberio per narrargli il sogno, il Pontefice, a sua volta, rivelò di aver avuto la stessa visione.

Il prodigio nel frattempo si era avverato sul Colle Esquilino e per ordine di Liberio si fece tracciare la pianta di una grandiosa Basilica esattamente dove cadde la neve e l'edificio sacro venne finanziato dal patrizio Giovanni e dalla consorte, prendendo il nome di Basilica Liberiana dal nome del Papa e detta popolarmente ad Nives, ma anche Basilica di Santa Maria della Neve e, in seguito, Basilica di Santa Maria Maggiore per indicare la sua prevalenza su tutte le chiese romane dedicate alla Madonna.

Benché gli studiosi modernisti abbiano fatto di tutto per smontare la tradizione dei sogni e del miracolo, il culto è rimasto radicato in tutta Italia: una miriade di celebrazioni locali che a tutt'oggi coinvolgono paesi e interi quartieri di città. Si contano 152 chiese, santuari, basiliche minori con il titolo di Madonna della Neve, ogni regione ne possiede, fra quelle dove ne abbondano di più: Piemonte (31), Lombardia (19), Campania (17). Ella è Patrona di 64 comuni italiani e di 58 frazioni. Nella Basilica di Santa Maria Maggiore il 5 agosto il miracolo viene rievocato con una pioggia di petali di rose bianche, cadenti dall'interno della cupola durante la celebrazione liturgica. (Cristina Siccardi)

La seguente notizia, più sobria, è presa dal portale della diocesi di Milano

Dopo il Concilio di Efeso del 431, in cui la Madre di Gesù fu definita vera Madre di Dio (Theotokos), papa Sisto III (432-440) eresse a Roma, sul colle Esquilino, una basilica in onore della Madre di Dio, in seguito denominata S. Maria Maggiore. È questa la più antica chiesa dedicata alla Madre di Dio nell'Occidente.
Cirillo di Alessandria, nell'omelia tenuta durante il Concilio di Efeso, così si rivolgeva a Maria: " Lode a te, o Maria Madre di Dio, venerabile tesoro di tutto il mondo, lampada inestinguibile, corona della verginità, scettro della vera dottrina, tempio indistruttibile, tu che contieni Colui che non può essere contenuto da uno spazio, madre e vergine, per la quale è chiamato benedetto nel santo vangelo, colui che viene nel nome del Signore. Tu sei madre e vergine: o cosa stupenda! Questo miracolo mi rapisce di meraviglia".
La memoria della Dedicazione della Basilica di S. Maria Maggiore è riportata, a partire dal IV secolo, nel Calendario romano e ambrosiano.

Location : milano
Contact : Don Aurelio
Luca 11,9-13

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