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MATTEO 17,1-9

Thursday 06 August 2020by  This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it. Hits : 58

Il Signore Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l'amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo». All'udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo. Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell'uomo non sia risorto dai morti».

Oggi è la festa della trasfigurazione del Signore: davvero una bella festa che per certi aspetti può fare da pendant con quella dell'Assunzione o del transito della Madonna a ferragosto che, da tutti i punti di vista, è la festa più bella di tutta l'estate.

Difficile superare il livello dell'interpretazione della fede per arrivare a capire che cosa sia veramente successo quel giorno sul quel monte che poi la tradizione cristiana ha identificato con il Tabor, una collinetta di poco più di 580 mt nella Bassa Galilea al confine con la Samaria. Difficile capire come Gesù ci sia arrivato e se si sia trattato di qualcosa rivelato più per la sua fede che per quella dei tre che lo accompagnavano, tipo la voce al Battesimo nel Giordano, oppure di una sorta di apparizione tipo quelle della Madonna a Lourdes.

Dico difficile perché quei tre che sono presenti non ne escono sconvolti più di tanto anzi, nei giorni successivi dimostrano di non aver capito nulla o quasi.

Ma resta che, superato il livello dell'analisi positivista dei fatti, la festa c'è e rimane affascinante. Per noi si tratta di celebrare la grazia di camminare verso la pienezza, verso qualcosa di luminoso che rende sereno, che trasfigura, appunto, ogni passo che fai adesso. Per Gesù è andata così: più si avvicinava a Gerusalemme, al Golgota, alla croce più profumava di mitezza, di gioia umile, di pace e ogni giorno di più gustava la bellezza della vita sulla terra. Non so se riesco a farmi capire, ma l'idea è che il cristiano sperimenta davvero che camminare dietro a Gesù è moltiplicare per cento oggi quello che ieri ti sei lasciato alle spalle, perché, dice il salmo 84 – richiamatoci dall'arcivescovo nella lettera pastorale di due anni fa – cresce lungo il cammino il tuo vigore.

Come Gesù il cristiano si lascia trasfigurare dalla luce di Dio e, a sua volta, trasfigura la vita e riempie di luce anche ciò che umanamente è solo tenebra, rende luminoso – direbbe il monaco Silvano del monte Athos – anche il tenere l'anima agli inferi e si può non disperare.

Viene da dire che trasfigurare la realtà è la vocazione, il compito del cristiano, anche se non è diverso da quello che fanno tanti altri sulla terra, ad esempio gli artisti che a volte con una lirica o con un quadro o altro sprigionano tutta la luce, tutta la bellezza racchiusa in una realtà che a volte ci appare pesante e opaca. Il cristiano di suo ha da far sprigionare tutta la bellezza nascosta nel dare la vita per gli altri, così tutto ciò che ti sembra di seppellire come una rinuncia si trasfigura in una luce che ti illumina il cuore e, a volte, anche il volto.

Location : milano
Contact : Don Aurelio
MATTEO 17,1-9

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