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LUCA 11,29-30

Tuesday 11 August 2020by  This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it. Hits : 57

Mentre le folle si accalcavano, il Signore Gesù cominciò a dire: «Questa generazione è una generazione malvagia; essa cerca un segno, ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona. Poiché, come Giona fu un segno per quelli di Ninive, così anche il Figlio dell'uomo lo sarà per questa generazione».

Innanzitutto il commento di R. Virgili.

Il discorso sul segno è la risposta che Gesù dà al gruppo della folla che gli chiedeva un segno dal cielo (cf v. 16). Gesù non vuole che nessuno si sottragga alla responsabilità di capire, valutare e scegliere, con la propria intelligenza e la propria facoltà di giudizio, in merito a lui; non concede la facile delega di un segno eclatante che sollevi la folla dall'impegno della fede. «Non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona» (v, 29), cioè l'annuncio della necessità di convertirsi nel momento attuale. Chi segue Gesù deve ascoltare e riflettere, usare sapienza verso una parola di sapienza (cf v. 49). La parola di lui è già il più grande "segno" della sua identità. A proposito di ciò grande è ancora la lezione dei niniviti: essi trovarono la salvezza per la loro città, proprio perché ascoltarono la parola di Giona. Questa fu la loro sapienza, portatrice di vita.

Poi mi viene da accostare questo vangelo alla vicenda della santa di oggi – Chiara di Assisi - che ha ribaltato la propria esistenza proprio a partire dalle parole di un predicatore folle che predicava nella piazza davanti al duomo, piazza sulla quale si affacciava la sua casa.

A proposito di santa Chiara trascrivo alcuni passaggi del suo testamento dove appare chiaramente che il suo modo di seguire Gesù – sull'esempio di Francesco, ma credo con ancora maggiore radicalità – è quello di vivere la povertà. (i numeri dei paragrafi sono quelli delle Fonti Francescane)

[2831] Dopo che l'altissimo Padre celeste si fu degnato, per sua misericordia e grazia, di illuminare il mio cuore perché incominciassi a fare penitenza, dietro l'esempio e l'ammaestramento del beatissimo padre nostro Francesco, poco tempo dopo la sua conversione, io, assieme alle poche sorelle che il Signore mi aveva donate poco tempo dopo la mia conversione, liberamente gli promisi obbedienza, conforme alla ispirazione che il Signore ci aveva comunicata attraverso la lodevole vita e l'insegnamento di lui.

[2832] Il beato Francesco poi, costatando che, nonostante la debolezza e fragilità del nostro corpo, non avevamo indietreggiato davanti a nessuna penuria, povertà, fatica e tribolazione, né ignominia o disprezzo del mondo, che, anzi, sull'esempio dei santi e dei suoi frati, tutto ciò stimavamo sommo diletto – cosa questa che lui stesso ed i suoi frati avevano potuto verificare più volte -, molto se ne rallegrò nel Signore.

[2833] Perciò, mosso da un sentimento di paterno affetto verso di noi, obbligò se stesso e la sua Religione ad avere sempre diligente cura e speciale sollecitudine di noi, allo stesso modo che per i suoi frati.

[2834] E così, per volontà del Signore e del beatissimo padre nostro Francesco, venimmo ad abitare accanto alla chiesa di San Damiano. Qui, in breve tempo il Signore, per sua misericordia e grazia, ci moltiplicò assai, perché si adempisse quanto egli stesso aveva preannunciato per bocca del suo Santo. Prima, infatti, avevamo dimorato, ma solo per poco tempo, in altro luogo.

[2835] In seguito egli scrisse per noi una forma di vita, e principalmente che perseverassimo nella santa povertà. Né si accontentò, durante la sua vita terrena, di stimolarci con molte esortazioni e col suo esempio all'amore e alla osservanza della santissima povertà, ma anche ci lasciò molti ammaestramenti scritti, affinché, dopo la sua morte, non ci allontanassimo in nessun modo da essa, poiché anche il Figlio di Dio, mentre viveva sulla terra, mai volle allontanarsi da questa santa povertà.

[2836] Né si accontentò, durante la sua vita terrena, di stimolarci con molte esortazioni e col suo esempio all'amore e alla osservanza della santissima povertà, ma anche ci lasciò molti ammaestramenti scritti, affinché, dopo la sua morte, non ci allontanassimo in nessun modo da essa; poiché anche il Figlio di Dio, mentre viveva sulla terra, mai volle allontanarsi da questa santa povertà.

[2837] Ed il beatissimo padre nostro Francesco, seguendo le sue orme, scelse per sé e per i suoi frati questa santa povertà del Figlio di Dio, né mai, finché visse, se ne allontanò in nessuna maniera, né con la parola né con la vita.

[2838] Ed io, Chiara, che sono, benché indegna, la serva di Cristo e delle Sorelle Povere del monastero di San Damiano e pianticella del padre santo, poiché meditavo, assieme alle mie sorelle, la nostra altissima professione e la volontà di un tale padre, ed anche la fragilità delle altre che sarebbero venute dopo di noi, temendone già per noi stesse dopo la morte del santo padre nostro Francesco – che ci era colonna e nostra unica consolazione dopo Dio e sostegno -, perciò più e più volte liberamente ci siamo obbligate alla signora nostra, la santissima povertà, perché, dopo la mia morte, le sorelle che sono con noi e quelle che verranno in seguito abbiano la forza di non allontanarsi mai da essa in nessuna maniera.

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LUCA 11,29-30

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