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LUCA 11,46-54

Friday 14 August 2020by  This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it. Hits : 58

Ciao, buona giornata e buon ferragosto che ,di suo, è un ottimo aperitivo "umano" alla festa spirituale dell'Assunta, visione stupenda della meta finale dell'universo, d aurelio

P.S. per i comasini: oggi Alfreo Vincenzi compie 41 anni, ieri ho tentato varie volte di interloquire con la direttrice della RSd di Legnano, ma mi hanno lascito in attesa e poi hanno fatto cadere la linea, chiedevo di poter fare arrivare una torta per mostrare una vicinanza affettuosa da parte di tutti, ci accontentiamo della vicinanza spirituale e della preghiera.

Il Signore Gesù disse: «Guai anche a voi, dottori della Legge, che caricate gli uomini di pesi insopportabili, e quei pesi voi non li toccate nemmeno con un dito! Guai a voi, che costruite i sepolcri dei profeti, e i vostri padri li hanno uccisi. Così voi testimoniate e approvate le opere dei vostri padri: essi li uccisero e voi costruite. Per questo la sapienza di Dio ha detto: "Manderò loro profeti e apostoli ed essi li uccideranno e perseguiteranno", perché a questa generazione sia chiesto conto del sangue di tutti i profeti, versato fin dall'inizio del mondo: dal sangue di Abele fino al sangue di Zaccaria, che fu ucciso tra l'altare e il santuario. Sì, io vi dico, ne sarà chiesto conto a questa generazione. Guai a voi, dottori della Legge, che avete portato via la chiave della conoscenza; voi non siete entrati, e a quelli che volevano entrare voi l'avete impedito». Quando fu uscito di là, gli scribi e i farisei cominciarono a trattarlo in modo ostile e a farlo parlare su molti argomenti, tendendogli insidie, per sorprenderlo in qualche parola uscita dalla sua stessa bocca.

Per capire come Gesù passi dai Farisei agli Scribi (dottori della Legge) serve riportate il versetto 45 omesso dalla lettura liturgica nel passaggio da ieri a oggi "Intervenne uno dei dottori della Legge e gli disse: Maestro, dicendo questo, tu offendi anche noi". Forse a farlo sbottare sono stati i riferimenti di Gesù all'osservanza della Legge e lui, da custode della Legge, si è sentito in dovere di intervenire.

"L'accusa è quella di ipocrisia morale: due pesi e due misure. I dottori trasformano la legge in un fardello insopportabile di precetti e osservanze, di cui si fanno padroni e non i primi fedeli. Essi usano come arma di sottomissione la Parola stessa di Dio. La espropriano della sua forza profetica uccidendo, appunto, i profeti. [...] Facendosi unici interpreti della parola di Dio, i dottori della legge impediscono l'accesso alla conoscenza che essa contiene. Gesù è parte di questa conoscenza e i dottori impediscono l'accesso anche a lui: profeta e giusto... L'accusa di Gesù è chiara: rifiutando Gesù essi tradiscono l'alleanza con il Dio della legge". (R. Virgili)

Ci stanno due pensieri. Il primo: una strumentalizzazione simile c'è stata anche nella storia della chiesa e così il vangelo da buona notizia di libertà si è trasformato per qualcuno in un peso insopportabile e le tracce di tutto questo rimangono e certo servono più ad allontanare dalla fede che ad avvicinare alla Parola di Dio.

Il secondo occorre vigilare ancora oggi perché non si inneschi nella coscienza, ma anche nell'insegnamento del catechismo, quel meccanismo perverso per cui il vangelo si trasforma in una legge e perché l'ubbidienza alla parola di Dio non sia come la sottomissione alla legge civile quando è percepita senza riferimento al bene comune.

Dio, il Dio di Gesù di Nazareth, è un Dio che libera, la sua azione non può creare "dipendenza", semmai lui è uno che trasforma le dipendenze in relazioni di amicizia e in occasioni di festa.

Ecco il testo della catechesi del papa all'udienza generale mercoledì scorso in piazza san Pietro

Cari fratelli e sorelle, buongiorno! La pandemia ha messo in risalto quanto siamo tutti vulnerabili e interconnessi. Se non ci prendiamo cura l'uno dell'altro, a partire dagli ultimi, da coloro che sono maggiormente colpiti, incluso il creato, non possiamo guarire il mondo.

È da lodare l'impegno di tante persone che in questi mesi stanno dando prova dell'amore umano e cristiano verso il prossimo, dedicandosi ai malati anche a rischio della propria salute. Sono degli eroi! Tuttavia, il coronavirus non è l'unica malattia da combattere, ma la pandemia ha portato alla luce patologie sociali più ampie. Una di queste è la visione distorta della persona, uno sguardo che ignora la sua dignità e il suo carattere relazionale. A volte guardiamo gli altri come oggetti, da usare e scartare. In realtà, questo tipo di sguardo acceca e fomenta una cultura dello scarto individualistica e aggressiva, che trasforma l'essere umano in un bene di consumo (cfr Esort. ap. Evangelii gaudium, 53; Enc. Laudato si' [LS], 22).

Nella luce della fede sappiamo, invece, che Dio guarda all'uomo e alla donna in un altro modo. Egli ci ha creati non come oggetti, ma come persone amate e capaci di amare; ci ha creati a sua immagine e somiglianza (cfr Gen 1,27). In questo modo ci ha donato una dignità unica, invitandoci a vivere in comunione con Lui, in comunione con le nostre sorelle e i nostri fratelli, nel rispetto di tutto il creato. In comunione, in armonia, possiamo dire. La creazione è un'armonia nella quale siamo chiamati a vivere. E in questa comunione, in questa armonia che è comunione, Dio ci dona la capacità di procreare e di custodire la vita (cfr Gen 1,28-29), di lavorare e prenderci cura della terra (cfr Gen 2,15; LS, 67). Si capisce che non si può procreare e custodire la vita senza armonia; sarà distrutta.

Di quello sguardo individualista, quello che non è armonia, abbiamo un esempio nei Vangeli, nella richiesta fatta a Gesù dalla madre dei discepoli Giacomo e Giovanni (cfr Mt 20,20-28). Lei vorrebbe che i suoi figli possano sedersi alla destra e alla sinistra del nuovo re. Ma Gesù propone un altro tipo di visione: quella del servizio e del dare la vita per gli altri, e la conferma restituendo subito dopo la vista a due ciechi e facendoli suoi discepoli (cfr Mt 20,29-34). Cercare di arrampicarsi nella vita, di essere superiori agli altri, distrugge l'armonia. È la logica del dominio, di dominare gli altri. L'armonia è un'altra cosa: è il servizio.

Chiediamo, dunque, al Signore di darci occhi attenti ai fratelli e alle sorelle, specialmente a quelli che soffrono. Come discepoli di Gesù non vogliamo essere indifferenti né individualisti, questi sono i due atteggiamenti brutti contro l'armonia. Indifferente: io guardo da un'altra parte. Individualisti: guardare soltanto il proprio interesse. L'armonia creata da Dio ci chiede di guardare gli altri, i bisogni degli altri, i problemi degli altri, essere in comunione. Vogliamo riconoscere in ogni persona, qualunque sia la sua razza, lingua o condizione, la dignità umana. L'armonia ti porta a riconoscere la dignità umana, quell'armonia creata da Dio, con l'uomo al centro.

Il Concilio Vaticano II sottolinea che questa dignità è inalienabile, perché «è stata creata a immagine di Dio» (Cost. past. Gaudium et spes, 12). Essa sta a fondamento di tutta la vita sociale e ne determina i principi operativi. Nella cultura moderna, il riferimento più vicino al principio della dignità inalienabile della persona è la Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo, che San Giovanni Paolo II ha definito «pietra miliare posta sul lungo e difficile cammino del genere umano»,[1] e come «una delle più alte espressioni della coscienza umana».[2] I diritti non sono solo individuali, ma anche sociali; sono dei popoli, delle nazioni.[3] L'essere umano, infatti, nella sua dignità personale, è un essere sociale, creato a immagine di Dio Uno e Trino. Noi siamo esseri sociali, abbiamo bisogno di vivere in questa armonia sociale, ma quando c'è l'egoismo, il nostro sguardo non va agli altri, alla comunità, ma torna su noi stessi e questo ci fa brutti, cattivi, egoisti, distruggendo l'armonia.

Questa rinnovata consapevolezza della dignità di ogni essere umano ha serie implicazioni sociali, economiche e politiche. Guardare il fratello e tutto il creato come dono ricevuto dall'amore del Padre suscita un comportamento di attenzione, di cura e di stupore. Così il credente, contemplando il prossimo come un fratello e non come un estraneo, lo guarda con compassione ed empatia, non con disprezzo o inimicizia. E contemplando il mondo alla luce della fede, si adopera a sviluppare, con l'aiuto della grazia, la sua creatività e il suo entusiasmo per risolvere i drammi della storia. Concepisce e sviluppa le sue capacità come responsabilità che scaturiscono dalla sua fede,[4] come doni di Dio da mettere al servizio dell'umanità e del creato.

Mentre tutti noi lavoriamo per la cura da un virus che colpisce tutti in maniera indistinta, la fede ci esorta a impegnarci seriamente e attivamente per contrastare l'indifferenza davanti alle violazioni della dignità umana. Questa cultura dell'indifferenza che accompagna la cultura dello scarto: le cose che non mi toccano non mi interessano. La fede sempre esige di lasciarci guarire e convertire dal nostro individualismo, sia personale sia collettivo; un individualismo di partito, per esempio.

Possa il Signore "restituirci la vista" per riscoprire che cosa significa essere membri della famiglia umana. E possa questo sguardo tradursi in azioni concrete di compassione e rispetto per ogni persona e di cura e custodia per la nostra casa comune.

Location : milano
Contact : Don Aurelio
LUCA 11,46-54

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