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LUCA 12,1-3

Monday 17 August 2020by  This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it. Hits : 59

Si erano radunate migliaia di persone, al punto che si calpestavano a vicenda, e il Signore Gesù cominciò a dire anzitutto ai suoi discepoli: «Guardatevi bene dal lievito dei farisei, che è l'ipocrisia. Non c'è nulla di nascosto che non sarà svelato, né di segreto che non sarà conosciuto. Quindi ciò che avrete detto nelle tenebre sarà udito in piena luce, e ciò che avrete detto all'orecchio nelle stanze più interne sarà annunciato dalle terrazze».

Gesù è appena uscito dalla casa del fariseo dove aveva pronunciato i sei guai e si ritrova in strada con i discepoli e qui, quasi a concludere e riassumere quanto detto in casa, parla del lievito dei farisei che è l'ipocrisia. In riferimento alla discussione avuta con farisei e scribi riguardo alla legge e alla relativa osservanza, sembra di capire che l'immagine del lievito (che di suo è elemento impuro, corruttivo) indichi qualcosa che mette elementi di impurità nella pasta buona della legge. "La forza dell'ipocrisia ste nella sua potenza di essere lievito, cioè di dare alla pasta buona, leale e vitale della parola di Dio, la forma e il sapore di una parola esiziale, amara e ingannatrice" (Virgili).

L'immagine continua con l'allusione alle stanze più interne (si tratta della dispensa dove il pane veniva lasciato a lievitare) buie contrapposte alle terrazze in piena luce e serve – come mostrerà il seguito della narrazione – a utilizzare l'immagine del lievito in modo positivo per spiegare il regno di Dio dove c'è Gesù, il lievito buono che rende la parola di Dio un pane di vita.

Per quanto ci riguarda il problema non è tanto l'essere smascherati o sorpresi con le dita nella marmellata, piuttosto è che ospitare nel cuore e nella vita l'ipocrisia, impedisce alla parola di Dio di espandere in noi lo splendore del vangelo, rimanendo solo appesantiti da pratiche religiose che ci imbruttiscono.

Il santo che la liturgia ambrosiana ricorda oggi (quella romana il 14 agosto) è certamente uno che non si è nascosto o che ha dissimulato ipocritamente la propria identità.

Raimondo Kolbe nacque in Polonia il 7 gennaio 1894 da ferventi genitori cristiani. Accolto nel collegio dai francescani conventuali di Leopoli per una formazione intellettuale e cristiana, passò poco dopo nel noviziato della comunità, prendendo il nome di Massimiliano. Inviato a Roma all'università Gregoriana, conseguì la laurea in filosofia e al Collegio Serafico quella in teologia. Il 28 aprile 1918 fu ordinato sacerdote. Innamorato della Vergine, fondò nel 1917 la Milizia dell'Immacolata per la conversione di tutti gli uomini per mezzo di Maria.

Dopo sei anni, ammalatosi di tubercolosi, ritornò in Polonia, a Cracovia, e non potendo insegnare a causa della sua salute malferma, si dedicò all'apostolato mariano, soprattutto con la stampa, impiantando un'officina, che andò sviluppandosi quasi miracolosamente, e attirando attorno a sé un gran numero di giovani desiderosi di condividere la sua vita. In seguito estese il suo apostolato missionario in Europa e in Asia. In Giappone, a Nagasaki, nel 1930 fondò la "Città di Maria", dove lavorò come missionario per sei anni. Ritornato in Polonia per curare la sua malattia, quando scoppiò nel febbraio 1941 la seconda guerra mondiale, fu incarcerato e deportato nel campo di concentramento ad Auschwitz, dove si prodigò nel servizio sacerdotale.

Quando il comandante condannò, per rappresaglia, dieci innocenti al bunker della fame, Massimiliano, in uno slancio di carità, offrì la sua vita di sacerdote in cambio di quella di un padre di famiglia, realizzando così il sogno del martirio, la estrema testimonianza del suo amore per Dio e i fratelli. Morì il 14 agosto 1941 e fu canonizzato il 17 ottobre 1982 da papa Giovanni Paolo II. E' una delle figure più significative del XX secolo per la luminosità della parola che ha lasciato sul senso da dare alla vita e alla morte.

Trascrivo le intenzioni della preghiera dei fedeli di ieri per chi volesse prolungarle nella propria preghiera durante la settimana:

1. Perché l'ascolto attento e disponibile della Parola di Dio ci renda sempre più consapevoli della grande vocazione di tutta l'umanità chiamata ad amare Dio, preghiamo.

2. Perché ci sia donato di riconoscere la Parola di Dio anche nelle voci più deboli e irrilevanti, preghiamo.

3. Perché i discepoli di Gesù si comportino sempre come agnelli e mai come lupi, preghiamo.

4. Per tutte le vittime della stupidità e della violenza, per chi ogni giorno paga con la propria miseria il nostro egoismo e perché la ricerca della giustizia non si accompagni mai al desiderio della vendetta, preghiamo.

5. Per tutti quelli che in ogni parte del mondo ancora sono vittime della pandemia e per chi se ne prende cura, per quanti sono in difficoltà economiche, per chi è dimenticato, ti preghiamo.

Location : milano
Contact : Don Aurelio
LUCA 12,1-3

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