Consiglio Pastorale Parrocchiale

IL CPP: UNA CORAGGIOSA ESPERIENZA DI CARITA'

Dopo il Concilio Vaticano II si è cominciato a percepire con maggiore evidenza che "far camminare" la chiesa non era solo compito dei vescovi o dei preti o di simili addetti ai lavori, era compito di tutti.
In un certo senso lo si sapeva già, ma poi - per comodità – ci si era divisi gli ambiti e le funzioni: i cristiani normali (i cosiddetti laici) si occupavano delle "realtà materiali" mentre gli altri cristiani (i non laici, cioè il clero: preti, vescovi e simili) dovevano occuparsi delle "realtà spirituali".

Si capisce che non può essere così fino in fondo, perché una mamma che insegna al proprio bambino le preghiere si occupa di qualcosa di spirituale e se poi fa pure la catechista...
Si è dunque capito sempre più che occuparsi del Vangelo, del suo annuncio, del mostrare come sia una notizia che rende bella la vita di tutti è onore e onere di ogni battezzato. E le modalità sono diverse e numerose: vanno dalla testimonianza individuale alla collaborazione volontaria e gratuita con le attività di un organismo ecclesiale, dall'appartenenza esplicita a una comunità parrocchiale o a un movimento all'assunzione di ruoli e compiti di responsabilità spesso nascosti e senza riconoscimento.
Uno di questi è appunto far parte del Consiglio Pastorale Parroc-chiale (CPP) che è il luogo dove ci si interroga cosa fare perché una comunità parrocchiale possa essere oggi fedele al vangelo.
Per essere più esplicito: il nostro CPP non si occupa di organizzare la processione del Sacro Cuore o la festa della parrocchia, piuttosto cerca di capire che cosa proporre ai genitori che chiedono il Battesimo per i loro bambini perché si sentano parte di una comunità oppure quali iniziative proporre perché chi viene in chiesa si senta anche responsabile della vita del quartiere, del suo buon nome e del suo diventare sempre più una grande famiglia.
Insomma nel CPP succede un po' quello che succede in una famiglia quando papà e mamma si interroga su cosa fare perché un figlio cresca bene, con la differenza che all'interno del CPP si è tutti al contempo padri, madri, figli e dunque nessuno lo fa perché si crede migliore degli altri, semmai lo fa perché vuole servire e si sa che i servi, secondo il vangelo, devono ritenersi "inutili".
Ciò che serve è avere quel cuore e quello sguardo che porta a prendersi cura non solo della salute o della vita in genere di ogni fratello e di ogni sorella, ma anche del suo camminare vicino a Gesù cosa che nella chiesa non è mai questione individuale, ma sempre questione di comunione.


TESTIMONIANZE DI CHI HA GIÀ FATTO PARTE DEL CPP

  • La mia esperienza al Consiglio Pastorale è iniziata per caso. In questi anni ho messo in discussione la mia fede, ho capito che per riuscire ad amare Dio devo prima imparare ad amare gli altri. Il Consiglio Pastorale mi da questa opportunità. (Antonella P.)

  • Quando ca. 5 anni fa trovai il mio nome tra i candidati eletti del CPP, ero piuttosto titubante perché non mi sentivo per nulla in grado di ricoprire quel ruolo. Ero convinto che fossero necessarie particolari competenze che non ritenevo di possedere. Ho incontrato un gruppo di persone che hanno a cuore la nostra comunità e si ritrovano ogni due mesi con il Don per riflettere, confrontarsi e progettare il bene della nostra Comunità Pastorale alla luce del Vangelo di Gesù... Il CCP è stato per me in questi anni il luogo dell'incontro, dell'ascolto e del discernimento. Un'opportunità che mi ha per-messo di incontrare persone che non conoscevo, con una storia diversa, con esperienze di vita diventate per me un dono prezioso. Sono stati anni pieni di significato che mi hanno anche riportato sulla strada della comunione e della preghiera. Conserverò questa brillante e fruttuosa esperienza nel mio cuore: ho constatato da vicino quanto sia faticoso essere missionari in un mondo in cui prevale egoismo e indifferenza.
    Raccomando a chiunque di farsi avanti per candidarsi al prossimo CPP di non lasciar passare questa opportunità per la propria vita e per il servizio alla Comunità, senza timore e con umiltà, poiché non sarà il mio o il nostro saper fare a fare la differenza, ma ne abbiamo bisogno per continuare ad alimentare speranza e fiducia per il futuro. (Marco T.)
  • Ho avvicinato l'esperienza del Consiglio Pastorale con sentimenti contrastanti: un po' di curiosità, un po' di timore per qualcosa che avevo sempre sentito lontano dalla mia esperienza. Dopo quattro anni, posso cominciare a dire che ho compreso un po' più a fondo la complessità delle realtà che costituiscono la comunità parrocchiale e capito che l'esperienza della comunità stessa è una parte fondante e irrinunciabile del cammino della fede. Il Consiglio Pastorale mi appare ora non solo come entità organizzativo-decisionale, ma come occasione di formazione (anche personale) e di servizio per la comunità nello sforzo di riflettere su quanto accade, di "disegnare" percorsi e occasioni che possano essere di aiuto alla crescita nella fede di quanti appartengono alla comunità parrocchiale. E' stato per me un percorso di apprendimento del mettersi in ascolto di realtà anche non vicine alla mia esperienza, della condivisione e della capacità di confronto. (Tiziana R.)

  • Partecipare al consiglio pastorale vuol dire portare l'esperienza vissuta tutti i giorni in parrocchia, come nel mio caso di educatore in oratorio, per esporre i problemi o richieste di cambiamento raccolte parlando con la gente e per proporre soluzioni per rendere la parrocchia più accogliente e vicina alle persone. (Fabio F.)

  • "Ho sempre pensato che esistesse una corresponsabilità di tutti i fedeli nella vita della Chiesa perché tutti abbiamo uguale importanza e dignità. Il CPP è il luogo dove mi sono sentita corresponsabile, chiamata ad essere protagonista e dove sento di poter offrire il mio contributo. Certo a volte può sembrare complicato: dove ci sono tante persone ci sono anche molte diversità.....ma quale una enorme ricchezza di esperienze e di pensieri.....quale occasione di dialogo, di opportunità di confronto e di approfondimento! Tutto questo mi stimola ad investire energie per poter essere presenza attiva, semplice ed umile, a servizio della comunità." (Carla V.)

  • Negli anni la partecipazione al Consiglio Pastorale Parrocchiale è stata per me il riscontro efficace dell’impegno ad essere un laico corresponsabile della vita della Chiesa così come indicato dal Concilio Vaticano II. Si parla spesso di bellezza : mi si creda è stato ed è bello trovarsi in molti, di età diverse, accomunati dal desiderio di trovare vie concrete per annunciare a tutti il Vangelo a cominciare dal nostro quartiere. (Mauro B.)

  • Ho vissuto i miei anni del CCP come momento di servizio alla Chiesa locale e come esperienza comunitaria di vita ecclesiale. Questa esperienza mi ha arricchito umanamente perché ho imparato concretamente cosa volesse dire “ l’amore ai fratelli”. Sono stati gli anni della mia primavera, in tutti i sensi; anni in cui ho vissuto Il CCP e la vita parrocchiale come un ambito di comunità allargata diventata la mia famiglia più grande. Vivendo l’esperienza del CCP ho avuto l’opportunità di conoscere e diventare amico di tante persone in parrocchia; persone che prima di quell’esperienza non conoscevo. Sono nati bellissimi rapporti di amicizia con persone che ancora frequento. In sintesi, ho imparato a mettere in comune la vita con tutte le sue gioie e difficoltà. Vorrei incitare i giovani che desiderano iniziare questo percorso a non avere paura delle fatiche e anche di eventuali insuccessi. Io, da, spero, buon cristiano ho imparato che gli impegni e le responsabilità si prendono non per l’esito di un risultato ma per le convinzioni in cui si crede: per Gesù vale la pena spendersi e verificare che il “centuplo” inizia già ora. (Roberto C.)