Approfondire la fede del 21 aprile 2013

«Se il grano di frumento, caduto per terra, non muore, resta solo. Ma se muore, porta molto frutto» (Gv 12,24).

LA REDENZIONE MEDIANTE GESÙ CRISTO: LA COLPA
Nella discussione seguita a una conferenza dedicata al tema della colpa e del perdono, ho percepito quanto il tema della colpa toccasse molte persone. I sensi di colpa, che non sempre hanno a che fare con una colpa vera e propria, sono una realtà con cui ci dobbiamo confrontare. Alcuni affrontano i propri sensi di colpa in modo tale da finire o per accusarsi – e quindi per tormentare se stessi – o per scusarsi. Ma anche così non trovano pace. Per me è liberante non dover continuamente girare intorno alla mia colpa. Ammetto la mia colpa e la consegno all'amore di Dio. Nel fare questo è importante lo sguardo alla croce. La croce mi dice che non c'è nessuna colpa che non venga perdonata.

L'amore di Dio che toglie tutti i peccati, che si rivela nella morte di Gesù, è più forte dei miei sensi di colpa. Smetto di accusarmi o di scusarmi. Guardo alla croce di Gesù e so di venire amato in modo incondizionato. Non devo ripagare la mia colpa. Mi viene tolta. Posso stare davanti a Dio come sono, con tutte le mie mancanze, il mio carattere chiuso, la mia codardia e falsità. Mi immergo nell'amore che perdona di Gesù sulla croce e mi sento purificato e puro. Nonostante la mia colpa sono in armonia con me stesso, perché l'amore di Dio, che riconosco nello sguardo di Gesù sulla croce, è più grande della mia colpa.
Per molti uomini non è la colpa a tormentarli. Si sentono travagliati interiormente. Non riescono a evadere dalla prigionia delle proprie rappresentazioni ossessive. Sostenere che Gesù ha liberato anche loro dalle coercizioni sarebbe troppo facile. Non li aiuta. Tuttavia, potrebbe essere d'aiuto a costoro mettersi davanti alla croce con le proprie coercizioni e meditare sul mistero della croce. Quando medito, le coercizioni perdono il loro potere assoluto su di me. Quando vengo assalito da vere coercizioni, la meditazione della croce non mi risparmierà nessuna terapia, ma i miei pensieri normalmente ossessivi verranno spodestati.
Tutti conosciamo una forma di prigionia: è la prigionia del proprio ego. Vorremmo affidarci alla vita e alle persone e amarle, perché sentiamo che solo una vita plasmata dall'amore vale davvero la pena di essere vissuta. E contemporaneamente vediamo che in tutto quello che facciamo continuiamo a girare intorno a noi stessi. Lo sguardo alla croce ci può liberare dalla prigionia interiore dell'ego. Lì vediamo che Gesù lascia andare se stesso, il suo successo, il suo aspetto, la sua forza, la sua bellezza, semplicemente tutto, per gettarsi fra le braccia misericordiose di Dio. I suoi avversari lo sbeffeggiano sulla croce. Gesù lascia perdere tutti i tentativi di autogiustificazione e si rivolge solo al Padre. La meditazione della croce scioglie i legami del mio ego. Avverto la libertà interiore di affidarmi a Dio e di donarmi per gli uomini.
Nel vangelo secondo Giovanni, Gesù interpreta il lasciarsi andare nella morte come legge di vita anche per noi cristiani. La nostra vita non porterà frutto se non impariamo da Gesù sulla croce a lasciarci andare, a rinunciare alla nostra vecchia identità, a lasciar morire il nostro ego. Senza la morte dell'io non ci sarà la risurrezione in una nuova fecondità. Ma la morte dell'io non significa annullare l'ego. Quest'ultimo deve essere solo spodestato. Solo allora la vita divina potrà fluire in noi e portare molto frutto.

(il testo presentato è una sintesi curata da M. Sfligiotti delle pagine 111-115 del libro di Anselm Grün LA FEDE DEI CRISTIANI settimana per settimana seguiranno le sintesi delle pagine successive con l'intenzione di suggerire un supporto per approfondire la fede)