Approfondire la fede del 20 gennaio 2013

 LA MORTE E LA RESURREZIONE DI GESÙ (segue)
«E mentre i Giudei chiedono dei miracoli e i Greci cercano la sapienza,

noi predichiamo Cristo crocifisso, scandalo per i Giudei, stoltezza per i pagani;
ma per i chiamati, sia Giudei, sia Greci, è Cristo potenza di Dio e sapienza di Dio»
(1Cor 1,22-24)

Se per Luca il contenuto centrale della fede cristiana è la risurrezione, nelle sue lettere Paolo ha posto l'accento sulla croce. Contrappone la croce alla concezione ebraica e greca di Dio e di uomo.(...)
A molti non piace che Paolo metta al centro la croce. E tuttavia la croce è e rimane un simbolo essenziale per noi cristiani. Che cosa ci vuole dire oggi? La croce ci mostra che Dio è diventato capace di soffrire, che Dio stesso ha percorso la strada della passione. I Padri della Chiesa parlano della morte di Dio stesso. In Gesù, Dio ha assaggiato la morte. È penetrato in ciò che è opposto al divino e lo ha vissuto fino in fondo sul proprio corpo. La croce dice che Dio soffre nell'uomo. Si mette alla ricerca dell'uomo e lo cerca proprio dove è più lontano da Dio: sulla croce, il luogo della violenza e dell'ingiustizia più terribile, il luogo della viltà e del potere, il luogo dell'abbandono e della ferocia e il luogo della morte solitaria. Fino a quel punto Dio segue l'uomo per raggiungerlo lì. La croce dice anche un'altra cosa. Ci mostra il modo in cui possiamo superare il dolore. La causa del dolore è la bramosia con cui affondiamo i denti nel mondo. Quando lasciamo andare la bramosia e il mondo, allora veniamo sottratti al dolore. La croce, a cui vediamo appeso il sofferente Figlio di Dio, è speranza anche per colui che ha fallito, per chi ha rinunciato a se stesso, che continua a essere vittima della propria dipendenza. Costui vede in Gesù colui che vive fino in fondo il bisogno sul proprio corpo. In questo modo sa di non essere solo nella sua disperazione. E così la croce ci mostra che anche noi dobbiamo passare attraverso il dolore. Solo così può essere superato. Certamente si tratta di una strada fondamentale per affrontare il dolore, solo che è una strada elitaria, non accessibile a molti uomini. (...) La croce ci mostra l'amore incondizionato di Dio. In Gesù Dio è entrato nella massima oscurità del mondo e l'ha trasformata. Non abbiamo bisogno di giustificarci da soli. Nella croce, Dio ci mostra di averci accolto senza condizioni con tutta la nostra fragilità. E la croce ci mostra che non possiamo appropriarci di Dio. Nell'ambiente religioso del nostro tempo corriamo il pericolo di ridurre Dio ai nostri criteri. Vediamo Dio soprattutto come ambito che dobbiamo integrare nel nostro cammino per diventare noi stessi. Ma abbiamo perso di vista il totalmente Altro, il Dio incomprensibile. La croce si mette di traverso alle nostre immagini di Dio e apre il nostro cuore al Dio incomprensibile, che ci è apparso in Gesù Cristo e che ci illumina in modo nuovo proprio sulla croce. (...)
Non finiremo mai di riflettere sul mistero della croce e della risurrezione. Non solo ogni teologo, ma anche ogni cristiano deve trovare per sé le parole che gli dischiudono il centro della sua fede qui e ora, in modo da potersi comprendere come cristiano. Nell'interpretazione attuale, la croce mostra che la domanda di Lutero «come posso fare a ottenere un Dio misericordioso?» è superata.

Non dobbiamo convincere Dio a essere misericordioso verso di noi. Dio è già qua. Ci viene incontro nel nostro spaesamento. Dio è pura grazia. Si tratta solo di accettare nella mia vita l'amore di Dio che è irradiato in modo paradossale dalla croce. E la croce dice che incontro Dio proprio nei punti di frattura della mia vita. Là dove la mia vita viene frenata da una malattia, da un insuccesso, da un fallimento o dalla colpa, lì Dio mi si rivela nel modo più evidente. E là dove il dolore è di ostacolo al mio benessere fisico e psichico, mi viene chiesto se mi ribello a Dio o mi affido all'incomprensibilità del suo amore. La croce diviene per me il vero luogo dell'incontro con Dio. Non devo cercare la croce. Ma quando rifletto sulla mia vita in modo realistico, allora comprendo che è plasmata da numerose croci, che accompagnano la mia strada e sconvolgono il mio modo di pensare, rendendomi aperto al Dio che è proprio lì dove sembra essere il più lontano possibile dal mondo: sulla croce, nel luogo dell'abbandono, del fallimento, della sconfitta, dell'essere a pezzi. (...)

«Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?»
(Mc 15,34)

(il testo presentato è una sintesi curata da M. Sfligiotti delle pagine 63-69 del libro di Anselm Grün LA FEDE DEI CRISTIANI settimana per settimana seguiranno le sintesi delle pagine successive con l'intenzione di suggerire un supporto per approfondire la fede)