Approfondire la fede del 23 giugno 2013

SPIRITUALITÀ CRISTIANA (continua)
«Chi rimane in me e io in lui, questi porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla» (Gv 15,5)

L'essenza della spiritualità cristiana consiste nel seguire Gesù non semplicemente nel suo insegnamento, ma come persona. La sequela di Gesù è il centro della spiritualità cristiana. Non si tratta di seguirlo in modo esteriore, ma di una comunione di vita e di destino con Gesù Cristo. La sequela di Gesù richiede il distacco dei discepoli da tutti i legami familiari. Questo non significa che ogni cristiano deve lasciare la sua famiglia, ma piuttosto che deve dare un valore maggiore alla relazione a Gesù Cristo che alla propria famiglia. La risposta alla chiamata alla sequela diventa più importante delle opinioni dei genitori o dei fratelli.

I cristiani sono discepoli di Gesù. Non dovrebbero sottomettersi a nessun maestro spirituale, ma solo a Cristo. Per questo vale l'ammonimento di Gesù: «Ma voi non vi fate chiamare rabbì, poiché uno solo è fra voi il Maestro e tutti voi siete fratelli» (Mt 23,8). Con questa affermazione Gesù ci invita a guardare a noi stessi. Non dovremmo renderci dipendenti dagli uomini (e dalle loro teologie), ma ascoltare solo Cristo, il maestro interiore, che ci parla nei lievi impulsi del nostro cuore. Seguire Gesù significa divenire permeabili a Cristo. Il traguardo della via spirituale è diventare del tutto trasparenti a Gesù Cristo. Questo significa lasciar andare il proprio ego, perché non ostacoli il mio essere. Rinnegare se stesso significa liberarsi dalla tendenza dell'ego a monopolizzare tutto e arraffare tutto per sé, persino a usare Dio a proprio vantaggio. Chi vuole seguire Gesù, deve diventare libero per giungere al vero nucleo interiore del proprio essere persona, al sé, in cui Cristo stesso è presente in lui. E la sequela richiede di lasciar penetrare Cristo in tutti i miei pensieri e sentimenti, perché li trasformi. Lo scopo è diventare un altro, un secondo Cristo. Nel vangelo secondo Giovanni viene utilizzata la bella immagine della vite e dei tralci. Siamo come i tralci sulla vite di Gesù Cristo. Se il suo Spirito ci pervade, se fluisce in tutta la nostra vita, allora la nostra vita diventa feconda. Se guardo solo a me stesso, se la mia via spirituale conduce a un narcisismo religioso, la mia vita diventa infeconda. Porta frutto solo se lo Spirito di Dio mi permea, se determina il mio parlare, pensare e agire. Ma questo significa anche che non posso abusare della spiritualità solo per girare intorno a me e proseguire sulla mia via interiore. La spiritualità cristiana significa sempre portare frutto per il mondo. La vita deve scorrere, solo così rimane viva. È necessaria quella dedizione in cui Gesù si è donato per noi. Dobbiamo donarci agli altri per i quali noi siamo qui, e donarci all'opera che dobbiamo svolgere, perché il mondo diventi più umano. Solo allora la nostra vita sarà feconda. Per san Paolo l'essenza della spiritualità cristiana consiste nel non dover dimostrare il nostro valore di fronte a Dio. Non dobbiamo giustificarci da noi, siamo già giusti di fronte a Dio. Per Dio abbiamo un valore intoccabile. Ci accoglie senza condizioni. Ci ha giustificati in Gesù Cristo (cfr. Rm 8,33). Questo ci libera dall’obbligo di dover fare tutto giusto. Paolo la definisce giustificazione per fede. Tuttavia, questo non significa che non dobbiamo percorrere anche la via della spiritualità o non ci dobbiamo aprire a Dio e alla sua grazia, ma va detto che nessuna religione sottolinea il primato della grazia come quella cristiana.
L’ascesi cristiana è la risposta all’operato di Dio in Gesù Cristo. Dato che Dio si è avvicinato in Gesù, dovremmo aprirci a lui nella meditazione, nel silenzio e nella preghiera, perché il suo Spirito e la sua vita permeino sempre più il nostro spirito, la nostra anima e il nostro corpo e noi irradiamo Cristo. Lo scopo della via spirituale non è aprirci «in qualche modo» a Dio, ma venire colmati dello Spirito di Gesù e, come Gesù, irradiare in questo mondo la luce e l’amore di Dio. Dato che Gesù nei vangeli si è presentato soprattutto come il salvatore che guariva i malati e li liberava dai demoni, anche la spiritualità cristiana ha una dimensione terapeutica. (…) Tutte le pratiche spirituali nel cristianesimo possiedono un intento terapeutico. Questo vale per i riti, che conferiscono alla vita una struttura sana, un ritmo che corrisponde al ritmo dell’anima. I riti creano un tempo santo, un tempo che viene sottratto al terrore del mondo e nel quale veniamo a contatto con lo spazio sacro in noi. Questo vale per i riti della Chiesa, per esempio i sacramenti, in cui l’effetto terapeutico, che Gesù aveva al suo tempo sulla terra, raggiunge gli uomini di oggi. Vale anche per la preghiera, … per l’ascesi, per la meditazione della Sacra Scrittura (…). Il culmine della spiritualità cristiana è la mistica. (…) La mistica ha segnato profondamente i primi secoli del cristianesimo. (… ) Particolarmente amata era l’interpretazione del Cantico dei Cantici dell’Antico Testamento, una serie di canti d’amore, che tuttavia sono stati interpretati come immagine della relazione dell’anima con Dio o con Cristo. Per questo la mistica cristiana ha sempre avuto una dimensione erotica. Il divenire uno con Cristo è stato descritto con l’immagine del matrimonio. E questa immagine possedeva una dimensione personale, in quanto descrive il divenire uno con l’amato. (…) La via mistica ha sempre esercitato un grande fascino su di me. E trovo che sia un peccato che a partire dalla fine del XVII secolo nelle Chiese cristiane la mistica venga guardata con sospetto. (…) è importante annunciare oggi la ricchezza della mistica cristiana con un linguaggio appropriato, perché la mistica cristiana corrisponde alla concezione unitaria dell’uomo, che è corpo e anima, che è persona e che nell’esperienza mistica scopre l’essenza del proprio essere persona. L’esperienza mistica trasforma l’uomo. Lo pervade con l’amore di Gesù Cristo e tocca profondamente il suo cuore. Tuttavia, dobbiamo fare attenzione a due pericoli. I veri mistici parlano sempre delle proprie esperienze in modo molto modesto e cauto. Conoscono l’inesprimibilità dell’esperienza del profondo. Ma chi oggi parla delle proprie esperienze mistiche spesso vuole rendersi interessante e mettersi un gradino sopra gli altri. Il secondo pericolo è che con la loro mistica alcuni vogliano coprire la loro incapacità di avere una relazione poiché evitano gli incontri veri. La dimensione mistica della fede cristiana per me rappresenta un vero aiuto per affrontare i problemi quotidiani. La mistica parla dello spazio interiore del silenzio, in cui Dio nasce in noi. Quando vengo a contatto con questo spazio, mi sento libero. Non continuo a girare intorno alle preoccupazioni o paure o ferite che gli altri hanno provocato in me. Nell’esperienza mistica dello spazio interiore mi sento completo, autentico e in armonia, originario e intatto. Questa sensazione mi dona una sana distanza dai conflitti quotidiani sul lavoro e nella comunità. Non fuggo dai conflitti nello spazio interiore del silenzio, ma piuttosto affronto i conflitti nella consapevolezza di questo spazio. La consapevolezza relativizza i conflitti e mi trasmette libertà e distanza interiore. (…)

(il testo presentato è una sintesi curata da M. Sfligiotti delle pagine 131-141 del libro di Anselm Grün LA FEDE DEI CRISTIANI settimana per settimana seguiranno le sintesi delle pagine successive con l’intenzione di suggerire un supporto per approfondire la fede)