Approfondire la fede del 14 luglio 2013

IL CRISTIANESIMO IN DIALOGO CON LE ALTRE RELIGIONI: IL DIALOGO CON IL BUDDHISMO
"La dottrina è simile a una zattera -disse il Buddha -,
serve per attraversare e non per trasportarsela sulle spalle"
Il Concilio Vaticano II dice: «Nel buddhismo viene riconosciuta la radicale insuffi-cienza di questo mondo mutevole e si insegna una via per la quale gli uomini, con cuore devoto e confidente, siano capaci di acquistare lo stato di liberazione perfetta o di pervenire allo stato di illuminazione suprema per mezzo dei propri sforzi o con l'aiuto venuto dall'alto».
Nel dialogo con il buddhismo, centrale è soprattutto la questione della redenzione e della via mistica e ascetica. Buddha interpreta l'intera vita degli uomini come sofferenza. L'unico modo per sottrarsi a questa sofferenza consiste nello «spegnere la sete mediante la distruzione completa del desiderio, bandendo il desiderio, rinunciandovi, liberandosene, non concedendogli nessuno spazio». Anche nel cristianesimo il superamento della sofferenza è una questione importante. Il messaggio principale è, tuttavia, che Dio stesso in Gesù Cristo si è immerso nella sofferenza degli uomini e l'ha trasformata dall'interno.

Ma anche nel cristianesimo c'è una via per superare la sofferenza: la via della negazione di sé. Quando prendo congedo dall'illusione che la vita si deve dispiegare secondo le mie rappresentazioni, la sofferenza perde la sua dimensione ossessionante. La sofferenza è per noi cristiani una sfida a spostarci dal piano del successo e del riconoscimento a un piano più profondo: il piano di Dio. La sofferenza ci vuole aprire a Dio e spezzare il nostro legame con il mondo. Ma la sofferenza non verrà estinta. Rimane. Il cristiano non la nega. Nella comunione con Gesù, tenendo lo sguardo rivolto all'autore della vita, si può sopportare la sofferenza e, così, aprirsi a Dio. Il cristiano non elimina la sofferenza allontanandosi dal mondo, ma passa attraverso la sofferenza, così come Cristo è passato attraverso la sofferenza per trasformarla dall'interno e colmarla di amore. Nel cristianesimo questo atteggiamento ha portato a una profonda solidarietà con chi soffre in tutto il mondo. La partecipazione emotiva viene tematizzata anche nel buddhismo, tanto che si rivela un buon punto di contatto per il dialogo.
Ma la compassione cristiana rivela tratti più attivi rispetto alla partecipazione emotiva dei buddhisti e ha provocato un movimento di solidarietà e di impegno per i sofferenti. Ha sempre una dimensione sociale e politica. Sia la via ascetica, sia quella mistica, che il buddhismo ci descrive in esercizi concreti, si ritrovano nel cristianesimo. E in quanto cristiani possiamo davvero imparare dalle esperienze dei buddhisti. Chi percorre la via del silenzio, riscopre alcune espressioni della Bibbia. Scopre la dimensione profonda di queste parole. Nel cristianesimo dovremmo concretizzare la nostra via mistica. Benedetto lo ha fatto con il suo «ora et labora». Qui sarebbero da ricordare la via della liturgia, la via della preghiera delle ore, della celebrazione eucaristica, della meditazione cristiana, la vita alla presenza di Dio. Ma sarebbe necessaria una descrizione ancora più chiara di queste vie e del modo in cui conducono a una esperienza di Dio sempre più profonda. Un dialogo fra il buddhismo zen e la mistica cristiana è sicuramente utile, ma non dovremmo confonderli. Si tratta piuttosto di lasciare che ogni forma di mistica sia se stessa nonostante tutte le similitudini, altrimenti ci approprieremmo del buddhismo zen e non saremmo affatto disposti a confrontarci con l'esperienza completamente diversa dello zen. Guardando al buddhismo, scopriremo nell'immagine di Gesù tratti nuovi che la Bibbia ci descrive e che finora avevamo trascurati.
Ma due aspetti differenziano la via cristiana da quella buddhista: da una lato la relazione personale a Gesù Cristo, e dall'altro l'aspetto della misericordia e dell'amore. Nel buddhismo, centrale è il vuoto. Dovremmo liberarci da ogni pensiero e sentimento. Questo è e rimane anche nel cristianesimo un aspetto importante della vita spirituale, ma nel cristianesimo lo scopo non è il vuoto, bensì la pienezza. Non si tratta della libertà da ogni pensiero e sentimento, ma dell'amore di Gesù Cristo, che dovrebbe colmare il nostro cuore e che noi dovremmo poi irradiare con tutto il nostro essere. Spesso si rimprovera al buddhismo di essere una religione dell'autodissoluzione. Quest'accusa non è del tutto corretta. Anche nel buddhismo è in ultima analisi Dio che ci redime, quando ci apriamo alla sua azione nell'ottuplice sentiero, solo che l'azione di Dio non viene descritta in modo così attivo come nel cristianesimo. Per noi cristiani la redenzione avviene mediante Gesù Cristo; ma dal buddhismo possiamo imparare che dipende anche da noi crescere nell'atteggiamento del distacco, che Gesù ha vissuto in modo esemplare. La redenzione ha sempre anche a che vedere con il distacco da questo mondo e dai suoi criteri. Questo intende Paolo quando dice che per lui il mondo è stato crocifisso, cancellato, spodestato (cfr. Gal 6,14). I criteri del mondo non hanno più nessun potere su di lui. Un altro aspetto nel dialogo con il buddhismo si riferisce alla personalità di Dio. Nel buddhismo si sottolinea la dimensione impersonale di Dio. Come cristiani dobbiamo continuare a credere che Dio è anche persona, un tu che mi sta di fronte, e non solo un'energia che mi permea, o un'atmosfera che mi circonda. (...)
La concezione personale di Dio, così come emerge dall'ebraismo e dal cristianesimo, è qualcosa di prezioso, perché ci aiuta a scoprire la nostra persona e a realizzarla pienamente. L'amore per Dio e per Gesù Cristo, così come lo hanno descritto i mistici cristiani, è una perla preziosa di cui dobbiamo essere grati. È un amore personale che, mediante l'incontro personale con Dio, spinge a quell'amore che è Dio stesso e che sgorga in noi come una fonte alla quale possiamo attingere sempre in modo nuovo. Nella storia del cristianesimo ci sono stati molti santi che si sono ritirati nella solitudine e nel silenzio e lì si sono aperti a Dio. Hanno mostrato in questo modo la forza della mistica cristiana. Per questo chi stava loro intorno è stato sempre toccato e contemporaneamente disorientato. Dove sono oggi i cristiani, che non solo insegnano una strada, ma anche la percorrono? Dove sono i cristiani che si ritirano dal mondo per dedicarsi completamente alla via spirituale? Dove sono i cristiani che percorrono la via del silenzio, senza volerla insegnare agli altri, che si ritirano nella solitudine, perché vogliono penetrare più profondamente nel mistero di Dio? Abbiamo bisogno di cristiani che percorrono la via radicale del silenzio, non solo per rendersi interessanti, ma piuttosto perché per loro Dio è la realtà vera. Oggi sarebbero dei testimoni credibili della mistica cristiana, più di molti autori che scrivono di mistica, ma hanno un'esperienza assai limitata della via della solitudine e del silenzio. (continua)