Approfondire la fede del 21 luglio 2013

IL CRISTIANESIMO IN DIALOGO CON LE ALTRE RELIGIONI: IL DIALOGO CON L'INDUISMO E IL TAOISMO
"All'inizio il non esistente non era, né era l'esistente; la terra non era né il firmamento, né ciò che è oltre; non vi era né morte né immortalità; non vi era segno né della notte né del giorno.
Quell'Uno respirava senza estraneo respiro, con la propria natura, oltre a lui non vi era nulla.
All'inizio sorse la divina volontà, questo fu il primo seme della mente del Creatore.
Quelli che possono vedere oltre unendo la loro mente al loro cuore, trovano il vincolo che lega l'esistente al non esistente, il non esistente esistendo nell'esistente."
(Nasadiya Sukta)

Caratteristico delle religioni indiane (induismo) è in primo luogo il legame di religione e filosofia. In India la filosofia è «concezione religiosa e la religione è filosofia vissuta». Per questo motivo la cultura e la religione non sono separate.
In Occidente molto spesso si collega l'induismo a una determinata concezione di vita, per esempio all'atteggiamento di tolleranza, non violenza, volontà di pace e rispetto della natura. Le religioni indiane possiedono una concezione ciclica. Tutto si ripete. La concezione ciclica si esprime anche nell'idea della reincarnazione.

La religione indiana non è una religione storica. Si fonda sui miti. Certamente l'induismo conosce molti dèi, ma li interpreta come figure mitologiche. In ultima analisi, lo scopo dell'induismo è donarsi all'unico Dio nell'amore. Tipico dell'induismo è anche il cosiddetto «inclusivismo»: si accoglie in sé tutto ciò che è estraneo, che tuttavia non rimane estraneo, ma viene fatto proprio e trasformato.
Gli induisti possono accogliere anche Gesù, se considerato come un mito, ma se viene preso come un dato di fatto storico, che richiede una chiara reazione, Gesù rimane loro estraneo. E se qualcosa non si lascia assimilare, viene osteggiato, co-me emerge dall'atteggiamento spesso intollerante verso musulmani e cristiani. (...)
Anche il dialogo fra cristianesimo e taoismo si potrebbe rivelare fecondo. Il taoismo è la religione cinese e mira all'unità di uomo e mondo, di macrocosmo e microcosmo. Il suo punto centrale è l'armonia. Il taoismo ha sviluppato molti modi con cui trovare l'equilibrio dell'uomo con il mondo. Entrambe le forze yin e yang producono con il loro aumentare e diminuire l'equilibrio interno nell'uomo, come anche nel mondo. (...)
Il taoismo ha una dimensione filosofica e una religiosa. Ha sempre avuto un legame stretto con la medicina. Si domanda come l'uomo possa vivere bene, in modo da corrispondere alla propria essenza e a tenere in equilibrio le proprie forze.
Nel dialogo con il taoismo sarebbe utile soprattutto ripensare la dimensione terapeutica del cristianesimo. Fra gli evangelisti, è Luca a mostrare la maggiore vicinanza al taoismo. Nel vangelo secondo Luca Gesù ci insegna l'arte della vita sana. Qui la spiritualità non si rivela solo nella preghiera e nella liturgia, ma soprattutto nel rapporto attento e autentico con le cose di questo mondo.
Un versetto mi ricorda particolarmente il taoismo. Nella parabola del servo inutile, Gesù dice: «Quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: "Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quello che dovevamo fare''» (Lc 17,10). La spiritualità, quindi, si rivela proprio nel fare quello che dobbiamo a noi stessi, al mondo, a Dio in quel preciso momento. Nel fare quello che va fatto in quel momento.
Questo atteggiamento corrisponde al taoismo, che sostiene che il tao è la cosa consueta. Né per Gesù, né per il taoismo, la spiritualità significa guardare gli altri dall'alto in basso e farsi belli con le proprie esperienze spirituali, ma fare le cose solite, senza mettersi in primo piano. Servire l'attimo, servire l'essere, sono tutti concetti che il taoismo e la spiritualità cristiana hanno in comune.
E il taoismo sotto molti aspetti corrisponde a quello che Meister Eckhart chiama il lasciar andare. Quietudine significa per lui lasciare che le cose siano come sono, invece di volerle guidare sempre secondo il proprio volere.
Il fare nel non fare, di cui parla sempre Lao-tze, corrisponde alla serenità che per Meister Eckhart è espressione di colui che si affida a Dio, e così si libera di sé e del proprio egoismo. Quietudine significa per Meister Eckhart anche liberarsi dalle immagini di Dio e abbandonarsi al Dio incomprensibile. Il taoismo non ha sviluppato particolari rappresentazioni di Dio, ma fa conto sul mistero indicibile di Dio. (continua)
(il testo è una sintesi curata da M. Sfligiotti delle pagine 172-178 del libro di Anselm Grün LA FEDE DEI CRISTIANI - l'intenzione è quella di suggerire un valido supporto per approfondire la fede)