Approfondire la fede del 18 agosto 2013

CONCLUSIONE
«Ogni giorno erano assidui nel frequentare insieme il tempio,
e nelle case spezzavano il pane, prendevano il cibo con gioia e semplicità di cuore,
lodando Dio e godendo il favore di tutto il popolo.
Il Signore aggiungeva ogni giorno al gruppo coloro che accettavano la salvezza»
(At 2,46-47)
La fede dei cristiani risveglia oggi un interesse nuovo fra le molte persone che sono alla ricerca dal punto di vista spirituale. Nel far questo non vogliono conoscere la fede cristiana solo dal punto di vista del contenuto. Vorrebbero, invece, vedere e vivere il modo in cui la fede plasma i cristiani, in cui li aiuta ad affrontare i conflitti e le paure quotidiane, le esigenze della quotidianità, le esperienze di dolore e il desiderio di felicità. Vogliono vedere gli effetti della fede cristiana.

Luca, negli Atti degli Apostoli, ha descritto la comunità originaria a Gerusalemme come comunità attraente e invitante. I cristiani nella loro reciprocità vivevano in modo esemplare qualcosa che ha suscitato una profonda impressione sull'ambiente che li circondava. La comunità di Gerusalemme viveva la sua fede in modo tale che anche gli altri ne erano affascinati. Sentivano che la comunità era pervasa da qualcosa che toccava anche il loro cuore. Per questo anche il nostro compito come cristiani sarebbe vivere la nostra fede in modo che sia una risposta alle domande e ai desideri degli uomini. Il mondo vuole vedere che cosa portano i cristiani al mondo di oggi.
Sin dall'inizio del cristianesimo i cristiani si sono impegnati perché attraverso di loro il mondo diventasse più luminoso e più redento. Si sono impegnati dal punto di vista politico. Si sono curati di coloro che si trovano ai margini della società. Ma agli uomini non basta guardare con stupore ai successi esteriori del cristianesimo. Vorrebbero leggere nel cristiano concreto quale aura gli conferisca la fede, quale sapore lasci la fede cristiana nell'uomo. Nel fare questo dobbiamo confessare sinceramente che la nostra aura spesso non è plasmata dalla nostra fede cristiana, ma da modelli di vita che abbiamo assunto già nell'infanzia, o dalla struttura psichica che ci è stata trasmessa dai genitori.
Spesso il cristianesimo appare solo come patina superficiale. La sfida del nostro tempo è rendere testimonianza in questo mondo della speranza che ci colma (cfr. 1Pt 3,15) in modo comprensibile e sperimentabile. Dovremmo rendere testimonianza della fede che ci sostiene e dell'amore che ci viene incontro in Cristo. Allora, gli altri noteranno in noi un'aura cristiana solo se percorriamo una via spirituale, se ci lasciamo trasformare da Gesù Cristo nella preghiera e nella meditazione, nel silenzio e nella liturgia.
Il dialogo con le altre religioni ci obbliga a percorrere in modo coerente la nostra via religiosa, perché lo Spirito di Cristo penetri nelle nostre emozioni e passioni, nel nostro corpo e nella nostra anima. Solo se ancoreremo il nostro essere umano con tutti i suoi alti e bassi, con i lati luminosi e oscuri nella relazione a Dio e a Gesù Cristo, allora diverremo permeabili a Gesù Cristo. Questo richiede sincerità e una pratica religiosa coerente, ascesi e mistica, preghiera e meditazione, conoscenza di sé e incontro con Cristo. Nel dialogo con le altre religioni spesso abbiamo messo in primo piano l'impegno sociale.
Della dimensione sociale della nostra fede possiamo essere orgogliosi, ma non possiamo trascurare la dimensione spirituale e mistica, altrimenti non potremo testimoniare lo Spirito di Cristo nel mondo presente. Non basta tessere le lodi del valore della nostra fede cristiana, se non si riesce a percepire la fede negli occhi di coloro che l'annunciano, se da questi occhi non ci vengono incontro che bramosia e freddezza. Naturalmente dobbiamo guardarci dall'esigere troppo da noi stessi in quanto cristiani. Non siamo migliori degli altri. Possiamo solo dire che la nostra fede cristiana ci aiuta ad affrontare i presupposti del nostro essere uomini. Ma facciamo di continuo l'esperienza dolorosa che lo spirito cristiano non è ancora penetrato fino alle radici della nostra esistenza. (...)
Rapisca, ti prego, o Signore,
l'ardente e dolce forza del tuo amore
la mente mia da tutte le cose che sono sotto il cielo,
perché io muoia per amore dell'amor tuo,
come tu ti sei degnato morire
per amore dell'amor mio.
(FRANCESCO DI ASSISI)

(il testo è una sintesi curata da M. Sfligiotti delle pagine 199-202 del libro di Anselm Grün LA FEDE DEI CRISTIANI, l'intenzione è quella di suggerire un valido supporto per approfondire la fede)