Approfondire la fede del 25 agosto 2013

CONCLUSIONE
«State saldi nella fede» (1Cor 16,13)
I credenti di altre religioni non se la prendono con noi perché siamo cristiani. Piuttosto, vogliono capire in che cosa consiste il nostro essere cristiani, in che cosa crediamo e come crediamo e come la nostra fede plasma la nostra vita. Il dialogo con le altre religioni non deve per forza portare al dissolvimento della nostra identità cristiana. (...)

L'aspirazione a una identità chiara non si contrappone al dialogo aperto e comprensivo. Il dialogo ha bisogno di chiarezza riguardo alla propria identità e contemporaneamente apertura e rispetto verso colui con il quale dialoghiamo, la disponibilità a comprenderlo nella sua fede differente e nelle sue esperienze differenti, e la disponibilità anche a imparare da lui. (...) Nel credere, centrale non è mai solo il contenuto della fede, ma sempre anche il modo in cui si crede. La parola greca per fede, pístis, ha a che vedere con fedeltà, fiducia e stabilità. (...)
Per me personalmente, la fede cristiana, che ho appreso nella mia infanzia dai miei genitori, insegnanti ed educatori, è sempre stata un terreno solido su cui ho potuto costruire la mia casa di vita. E questa fede mi ha sempre sostenuto, anche nei periodi di crisi. Mi sono aperto anche alle altre religioni, ma non ho mai corso il pericolo di rinunciare alla mia fede cristiana e di rivolgermi alle altre religioni.
La mia fede è entrata in profondità nella mia carne e nel mio sangue. E continuo a essere felice di essere cristiano, di aver trovato in Gesù Cristo la mia àncora. Nell'incontro con Cristo ho appreso un nuovo modo di vedere me stesso, i miei fratelli e le mie sorelle. E per mezzo suo mi si è svelato il mistero del Dio trinitario. Dio non è il Dio lontano, chiuso in sé, ma il Dio che è aperto a noi e che ci attrae nella comunione con sé. Dio abita in noi e noi in lui.
Quello che Gesù ci ha promesso nella preghiera sacerdotale prima della sua morte è per me il compimento di ogni desiderio di esperienza mistica: «Siano uno come noi siamo uno, io in loro e tu in me» (Gv 17,22-23). Sono grato per la fede che ho ricevuto.
Nel dialogo con le altre religioni torno sempre e volentieri alla mia fede cristiana. Il «sapore» che proviene da questa fede mi si confà. È il sapore della misericordia e dell'amore, dell'ampiezza e della libertà, della delicatezza e del calore. E soprattutto è il sapore della grazia. Non devo fare tutto da solo. Dio si è piegato su di me, mi è venuto incontro in Gesù Cristo e mi ha toccato e interpellato con amore in Gesù. E attraverso Gesù continua a interpellarmi.
Non vorrei mai sentire la mancanza di questo «sapore di Gesù». Mi accompagna in tutte le stazioni della mia vita. E mi accompagnerà fino oltre la morte. Allora spero che Gesù mi venga incontro come il Risorto e mi dica la parola di consolazione che in croce ha rivolto al ladrone sito alla sua destra: «In verità ti dico: oggi, sarai con me in paradiso» (Lc 23,43).
E ho fiducia che mi chiamerà per nome come Maria di Magdala e alle mie labbra saliranno le parole: «Più forte della morte è l'amore». Anche nella morte non verrò escluso dall'amore che ho sperimentato nella mia vita da Gesù e che provo per lui. Nella morte – così credo io – viene esaudito il desiderio che Paolo esprime così: «Desidero andarmene ed essere col Cristo» (Fil 1,23). (fine)

Credo, sì io credo che un giorno, il tuo giorno, o mio Dio,

avanzerò verso te coi miei passi titubanti,
con tutte le mie lacrime nel palmo della mano,
e questo cuore meraviglioso che tu ci hai donato,
questo cuore troppo grande per noi perché è fatto per te...
Un giorno io verrò, e tu leggerai sul mio viso tutto lo sconforto,
tutte le lotte, tutti gli scacchi dei cammini della libertà.
E vedrai tutto il mio peccato.
Ma io so, mio Dio, che non è grave il peccato, quando si è alla tua presenza.
Poiché è davanti agli uomini che si è umiliati.
Ma davanti a te, è meraviglioso esser così poveri, perché si è tanto amati!
Un giorno, il tuo giorno, mio Dio, io verrò verso di te.
E nella autentica esplosione della mia resurrezione,
saprò allora che la tenerezza, sei tu, che la mia libertà sei ancora tu.
Verrò verso di te, mio Dio, e tu mi donerai il tuo volto.
Verrò verso dite con il mio sogno più folle: portarti il mondo fra le braccia.
Verrò verso di te, e griderò a piena voce tutta la verità della vita sulla terra.
Ti griderò il mio grido che viene dal profondo dei secoli:
«Padre! ho tentato di essere un uomo, e sono tuo figlio»
(JAQUES LECLERC)

(il testo è una sintesi curata da M. Sfligiotti delle pagine 203-206 del libro di Anselm Grün LA FEDE DEI CRISTIANI, l'intenzione è quella di suggerire un valido supporto per approfondire la fede)