La chiesa dei piccoli numeri

La Chiesa dei piccoli numeri, così chiamiamo le comunità cristiane della Turchia, terra unica e culla, dopo la Terra Santa, della nostra fede, dove la Chiesa fondata sul nuovo testamento è presente da sempre, basti ricordare che i primi sette concili ecumenici si sono celebrati in territorio turco.

La Turchia che abbiamo visitato è uno stato laico, ma l'impronta dell'Islam la trovi ovunque: nelle moschee che nascono come funghi, nelle donne velate, nei canti del muezzin.
Le minoranze cristiane, "il piccolo gregge", resistono e vivono la loro fede in nascondimento, ma con una vivacità che non è più delle nostre terre d'occidente.
E così ti ritrovi accanto a due catecumene nella messa del 31 dicembre e a una famiglia intera che si è convertita e ha ricevuto il battesimo, o a tavola con un padre di famiglia in cammino per il diaconato permanete, anch'egli convertito dall'Islam con la sua famiglia. "Le conversioni al cristianesimo sono un rivolo che non si ferma, un fenomeno di cui, da lontano, non si ha piena consapevolezza", scrive Monsignor Bizzeti, vicario apostolico d'Anatolia.
Piccole gioie per Maria Grazia Zambon, consacrata dell'Ordo Virginum, da 16 anni "fidei donum" della nostra diocesi, e per i due giovani padri gesuiti francesi che lavorano con lei nell'unica parrocchia di Ankara, vasta 300 kmq, con 400 famiglie cristiane di tutti i riti, segnate, sulla cartina della città appesa nel'ufficio della parrocchia, con degli spilli: questa è, come la chiama Maria Grazia, "La spiritualità degli spilli"!!
E ci spiega: "Che siano ortodossi, armeni, siriaci o cattolici, devono "passare" tutti di qui, da quest'unica chiesa, questi eredi e discendenti dei Galati!"
Si toccano e sono vive persino le Piccole Sorelle di Gesù e la suora francescana che vivono a 2 ore e mezza di auto da Ankara, in piena steppa anatolica, anch'esse parte di questa parrocchia. Sono al servizio dei curdi che arrivano profughi nella città di Kirşehir.
Che dire della loro accoglienza, nel loro appartamento in un anonimo condominio, della loro gioia quando ci hanno viste e dell'emozione quando abbiamo aperto insieme la scatolina con le 40 particole consacrate per loro e per gli ammalati, inviate tramite noi dal parroco? Bisogna solo inginocchiarsi!
La quotidianità di queste quattro suore è scontrarsi con le inevitabili difficoltà della lingua, stare periodi lunghi senza messa, operare con discrezione e nel nascondimento, nella precarietà del non sapere se verrà rinnovato loro il permesso per restare, con il desiderio però di proseguire la semina iniziata, una povertà che mette a dura prova la loro resistenza, eppure che volti sereni e pieni di fede abbiamo trovato lì!
Questo è il senso della presenza loro e dei cristiani in Medio Oriente «conoscersi, accogliersi, incontrarsi, parlarsi, rispettarsi, amarsi, prendersi sul serio, donarsi qualcosa, donare se stessi».
Come scriveva don Andrea Santoro, martire a Trabzon nel febbraio 2006, nelle sue lettere dalla Turchia: «Il Medio Oriente può aiutare a rievangelizzare e ridare un'anima all'Europa. Sono i paesaggi e le bellezze della Turchia che incontriamo un vero regalo di Dio, un'impronta della sua creazione, una goccia della sua bellezza».

(LAURA MAFFEZZONI E ROSSELLA PIROLA)